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Mons. Pompeo Sarnelli |
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Nei suoi trentadue anni di presulato
riformò la Chiesa biscegliese
Pompeo Sarnelli fu nominato Vescovo di Bisceglie da
papa Innocenzo XII verso la fine del 1691. Successe a Giuseppe Crispini,
che resse la diocesi dal 1685 al 1690. Fece solenne ingresso nella sua
nuova sede vescovile il 18 maggio 1692; la città, racchiusa da mura
aragonesi e bastioni cinquecenteschi, contava all’incirca seimila anime.
Così la cronaca dell’evento: «Partito a cavallo colla cappa e il galero
pontificale dal convento di San Lorenzo, precedendo i signori Governatore
e Sindaco, e nobiltà a cavallo, seguendo tre Protonotarii apostolici in
abito, si incamminò per una via tutta ornata di travi infondate, e giunse
alla porta, innanzi alla quale era alzato il trono, dove, sceso da
cavallo, sedette, e deposta la cappa, vestì camice, piviale e mitra, e
quivi da un pulpito un chierichetto nobile fece una nobilissima
orazioncina; poi si ripose mitrato a cavallo, e per soddisfare la città,
desiderosa di ricevere la benedizione del suo Pastore, girò per dentro le
mura della stessa, stando tutte le case piene nelle finestre e ne’ tetti
dei cittadini, oltre alla moltitudine grande per le strade».
Fu uno dei vescovi più operosi che la città abbia mai avuto: «… spiava i
bisogni, nulla gli sfuggiva – sostiene il Bruni, storico locale vissuto
nel XIX secolo –, niente ometteva, il tempo che poteva restargli dalla
cura pastorale l’impiegava allo studio e ci lasciò dei monumenti della sua
vasta e profonda erudizione». Infatti, continuando nella sua feconda
attività di scrittore poligrafo, diede alle stampe, così come aveva fatto
in Manfredonia e Benevento, la prima storia locale della città.
Promosse subito il primo Sinodo diocesano (28 e 29 giugno 1692) e tracciò
il metodo per la celebrazione degli altri, puntualmente ripetuti fino a
tutto il 1697. Il 9 novembre dello stesso anno diede inizio alla prima
Visita Pastorale, oggi dispersa, che iniziava distinguendo: la “Sacra
Visita Locale”, in cui si enumeravano le chiese, le cappelle, gli oratori,
monasteri e conventi dei regolari e delle monache, benefici e ospedali; la
“Sacra Visita Reale”, che elencava i pesi, le soddisfazioni e le e altre
cose dei luoghi pii e delle chiese, l’inventario delle reliquie, delle
suppellettili, delle confraternite, la loro istituzione e fondazione,
aggregazioni ad Arciconfraternite, privilegi, regole e statuti, esercizi
spirituali; la “Sacra Visita Personale”, che riguardava la persona
ecclesiastica e secolare, i maestri di scuola, i chirurghi, le ostetriche
e i notai.
Forte fu il suo impegno per una moralizzazione del clero locale, che
voleva orientato verso una spiritualità di tipo ascetico. Colpì con
scomuniche i bestemmiatori e poi i fedeli, i bottegai e i buccieri che
trasgredivano gli obblighi durante le maggiori ricorrenze religiose. Non
risparmiò i trasgressori del precetto pasquale, i concubinari ed altri
peccatori abituali ed indirizzò un editto agli ecclesiastici che portavano
vesti indecenti al proprio stato. Fece allontanare le meretrici che
animavano serate galanti e licenziose nelle osterie della città e del
borgo.
Restaurò la Cattedrale, costituì un fondo per il Seminario, rifece lo
Statuto del Sacro Monte di Pietà. Da tenace assertore della riforma
post-tridentina, intuì il valore delle confraternite e il ruolo che
occupavano nella vita ecclesiale e civile, per essere di valido aiuto ai
poveri e ai malati della città; enumerò e disciplinò, quindi, i dodici
sodalizi del suo tempo, attuando, altresì, la riforma delle loro
amministrazioni. Rinnovò il calendario delle fiere campestri ed urbane.
Durante tutta la sua attività pastorale promosse o realizzò direttamente
una fitta serie d’interventi negli edifici sacri pubblici o privati della
città. Tra il 1693 e il 1707, ristrutturò ed ampliò l’antico Episcopio,
adiacente la Cattedrale.
Nel 1693 e nel 1698, fu invitato dal suo amico cardinal Orsini ad
assistere al Concilio della Provincia Ecclesiastica di Benevento,
intervenendo con voto decisivo accordatogli dai Padri radunati.
Nel 1699, Monsignor De Bellis, vescovo di Molfetta, delegò Sarnelli a fare
Visita Pastorale nella sua Diocesi, dove consacrò le chiese conventuali di
San Domenico dei Frati Predicatori e San Bernardino dei Minori Osservanti.
In Bisceglie consacrò anche varie chiese: l’antica collegiata di San
Matteo dopo il devastante incendio che la distrusse quasi totalmente, la
nuova SS. Annunziata dei Francescani Conventuali, successivamente occupata
e demolita dalle Clarisse dell’attiguo convento di Santa Croce, che qui
costruirono e fecero consacrare la loro nuova chiesa, la SS. Incoronata
degli Eremiti Agostiniani al largo del Castello, Santa Maria del Muro dei
Predicatori Domenicani, San Luigi delle Clarisse innocenziane, Santa Maria
del Rifugio presso la villa della nobile famiglia dei Veneziani-Santonio.
Istituì l’area cimiteriale tra la chiesa del Purgatorio e le mura del
Castello, uno dei primi esempi di sepolcreto con sistema a tumulazione
realizzato all’epoca nella nostra regione.
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