Bisceglie ( dal lat. popolare viscilia, quercia) è citta d'origine rurale e marinara, sorta verso il Mille per effetto dello spopolamento dei Casali medioevali sparsi nel territorio ( di cui avanzano tracce ) e per impulso del conte normanno Pietro I.
La città vecchia, con pianta a forma esagonale, è pregevole esempio di composizione urbanistica medioevale. Iniziata dai Normanni, con rifacimenti e sovrastrutture di epoche successive, essa comprende artistiche chiesette e alcuni bei palazzi rinascimentali.
La cinta muraria, con torri e bastioni, è opera degli Aragonesi. Intorno sorge la città moderna, spaziosa ed elegante, in continuo sviluppo.
Bisceglie è centro vivace di commercio di prodotti agricoli, provenienti dalla sua campagna, coltivata a olivi, viti e mandorli.
Il territorio dalle numerose tracce di vita preistorica, offre suggestive vedute e una bella marina.
Notevole monumento preistorico è il Dolmen della Chianca, a Km 4 dal paese, scoperto nel 1909 da Mosso e Gervasio. Tipico sepolcro-altare dell'età del bronzo ( 3000-1000 a.C.), esso è il più grande è integro dei dolmen europei. Nel territorio biscegliese si contano cinque dolmen.
CATTEDRALE
DA PIAZZA MARGHERITA PER VIA CARD. DELL'OLIO A PIAZZA DUOMO
Fondata nel 1073 dal conte normanno Pietro I e dedicata a S. Pietro, è tra le più antiche chiese romaniche di Puglia. E' di fattura romanico-pugliese, ma appare assai deturpata dai rifacimenti posteriori di stile barocco.
La facciata ha un portale assai ornato, a triplice fascia di tralci di fogliame, con protiro sorretto da grifi su colonne di marmo, con capitelli a foglie di acanto. Dei portali laterali, oggi murati, restano gli archivolti, impostati su mensole a protome leonina; in alto, coronamento ad archetti, due bifore quattro monofore romaniche. Una grande finestra barocca sostituisce il rosone originario.
L'interno, basilicale a tre navate con matroneo, è stato riportato recentemente allo stile originario (1972). Ai lati del presbiterio, è un bellissimo Coro in noce, proveniente dalla Badia benedettina di S. Maria dei Miracoli di Andria.
L'opera, di autore ignoto, risale al sec. XVII. Nella chiesa si conservano, tra altre opere, tre dipinti a olio su tela, di Nicola Porta (sec. XVIII). La Cripta, rivestita di ornamenti barocchi, poggia su dieci colonne di breccia corallina.
S. MATTEO
DA PIAZZA DUOMO A LARGO S. MATTEO
Costruita sotto il vescovo Mancusio nel 1080, la chiesa andò distrutta in un incendio ai primi del Seicento. Venne riedificata nel 1628. Opera: Madonna di Costantinopoli, dipinto su tavola a fondo d'oro (m 0,67 x 0,50) attribuito ad Angelo Bizamano, artista cretese (sec. XVI). L'opera è posta sul secondo altare a sinistra.
S. ADOENO
DA LARGO S. MATTEO PER LARGO TRE ARCHI A LARGO S. ADOENO
Eretta nel 1074 e dedicata ad Adoeno, Santo dei Normanni, è, dopo la Cattedrale, la più antica chiesa locale e altresì è uno dei più arcaici e puri esempi di stile romanico pugliese. La facciata a cuspide, in pietra scura, è in conci di calcare, con timpano mozzato, coronato da un'aquila sovrastante una fiera; nel mezzo è un rosone con 5 mensole recanti 4 leoni romanici e la statua di S. Adoeno, vescovo di Rouen. Il portale è centinato, a cornice ornata. L'interno, a tre navate, è completamente alterato da ornati barocchi. Nella chiesa sono custoditi tre antifonari miniati, dono degli Angioini di Napoli.
Notevole è un fonte battesimale in pietra, del sec. XII, poggiante su base quadrangolare a spigoli smussati. Nel largo antistante la chiesa vi è un palazzo del '400, con bugnato, presunta dimora di Lucrezia Borgia.
TORRE NORMANNA E CASTELLO SVEVO
DA LARGO S. ADOENO PER VIA O. TUPPUTI A LARGO CASTELLO
La maestosa Torre, costruzione rara in Puglia, venne eretta verso il 1060 dal conte normanno Pietro I e denominata più tardi dal popolo « Torre maestra ».
Il Castello, di cui avanzano i resti, fu costruito sotto Federico II da Facitulo da Bari e più tardi restaurato e rafforzato dagli Angioini. Alla fine del '500, riconosciuto inefficace secondo i criteri della guerra moderna delle armi da fuoco, il Castello fu ceduto al Comune e la guarnigione ritirata.
S. MARGHERITA
DA LARGO CASTELLO PER CORSO UMBERTO A STRADA S. MARGHERITA
E' la « gemma » di Bisceglie. Fine modello di architettura romanico-pugliese, venne costruita dalla famiglia dei Falconi fuori le mura urbane nel 1197. Immune da rifacimenti posteriori, la chiesetta ha conservata integra la sua bellezza, fatta di armonia e semplicità. E' in pietra da taglio a corsi disuguali; la pianta è rettangolare, con cupola centrale su pennacchi e abside semicircolare. La cupola, quadrata all'esterno, è coperta da un tetto a piramide. La facciata, a cuspide a paramento liscio, termina in un frontone triangolare con coronamento d'archetti rampanti ed ha una rosa scolpita con la sigla della Santa; il portale è a doppio arco falcato. Addossati al fianco sinistro, sono tre sepolcri dei Falconi, gli unici del genere nell'Italia Meridionale. Il primo sepolcro, incompleto, con figura giacente di guerriero, è dedicato a Basilio e Mauro Falconi; il secondo, dedicato a Riccardo Falcone, opera di Pietro Facitulo barese, ha un ricco baldacchino ornato di rilievi e trafori (1200): esso è « quanto di più bello si possa immaginare per le proporzioni, per la finezza degli intagli, per la fantasia e la profusione degli ornati » (Vinaccia) e ricorda nella sua fattura le tombe degli Angioini in S. Chiara di Napoli. Il terzo sepolcro, destinato ai fanciulli dei Falconi, opera di Anseramo tranese (1246), ha un bizzarro baldacchino ad arco trilobo su due colonnine. L'interno della chiesa è a una navata. A destra, è visibile un baldacchino a due colonne su leoni romanici.
PALAZZI TUPPUTI E FRISARI
DA CORSO UMBERTO A PIAZZA MARGHERITA PER VIA CARD. DELL'OLIO ALLE VIE O. TUPPUTI E G. FRISARI
Eleganti edifici rinascimentali, con bugnatura a punta di diamante nel piano superiore delle facciate, motivo tipico dell'architettura locale del '500. Il Palazzo Tupputi è adorno, tra l'altro, di alcune colonne di granito numidico acquistate nel sec. XVI, le quali ornavano il Duomo di Giovinazzo ed erano avanzi di un distrutto tempio pagano. Nel Palazzo ebbe luogo una storica Dieta delle Puglie (luglio 1820).
S. LUIGI
VIA G. FRISARI
La chiesa, con facciata barocca, fu eretta ai primi del '500 sulle rovine di un antico tempietto, ove era stato sepolto Luigi I d'Angiò (un'epigrafe d'età posteriore, posta a destra dell'ingresso, ne riporta la notizia). Opera: Madonna con Bambino, di Francesco Palvisino (secolo XVI). Annesso alla chiesa sorge il Monastero delle Clarisse (1519), dove si conservano alcune opere d'arte.
S. DOMENICO
DA VIA G. FRISARI A VIA TRENTO
Fu concessa ai Frati domenicani nel 1502 e abbellita nel 1525. Annesso sorge il Convento domenicano, oggi sede del Comune. Opere conservate nella chiesa: affresco di S. Maria del Muro, opera artistica locale, del sec. XIV (sulla parete del secondo altare, navata destra); S. Maria di Giano, antico dipinto di maniera bizantina, che si conserva in sacrestia.
PALAZZO AMMAZZALORSA
DA VIA TRENTO A VIA TRIESTE
Massiccia costruzione, restaurata recentemente dal Quagliati in forme rinascimentali. Vi si possono ammirare: una raccolta privata di dipinti del Grosso, di sculture del Dossena e alcune collezioni (porcellane, ventagli, armi, corazze, ecc.).()
Giro per l'agro
Bisceglie è un centro preistorico di primaria importanza nel Sud per la presenza, sul suo territorio, di alcune grotte d'epoca paleolitica e di quattro dolmen dell'età del bronzo. La grotta di S. Croce. s'incontra al 7° Km lungo via S. Andrea, all'inizio delle curve della vecchia strada per Corato. Prendere la carraia a sin. e cercare il viottolo più adatto che porti nell'avvallamento della lama; cercare un guado , indi risalire sotto un vigneto (attenzione: si sta attraversando una proprietà privata) fin davanti alla grotta. La grotta, a m 120 s.l.m., è composta da due cameroni divisi da un arco che gira a gomito verso sinistra. Sull'arco dell'apertura dell'antro si rinvennero alcune croci, che vennero attribuite alla presenza dei primi cristiani o, più probabilmente, ritenute opera di monaci bizantini. Nella grotta si trovarono ossa bruciacchiate di animali e oggetti di creta scheggiata del paleolitico medio (80 mila anni) e resti di animali di specie scomparse (leone cavernicolo, orso delle caverne, buoi e cavalli primigeni). Il pezzo di maggior rilievo è un femore destro umano curvo (il primo reperto di osso lungo di paleantropo trovato in Italia), attribuito a un uomo del tipo di Neanderthal, uno dei tipi primigeni della razza umana. L'ingresso della grotta è largo m 12 e alto 11. Seguendo il torrente delle Lame verso E, dopo circa m 300 si raggiungono altre grotte piccole, nascoste da una fitta vegetazione: tra esse, la Grotta delle crocette e la Grotta del finestrino. Bisogna cercarle tra la vegetazione, e per una occorre salire sulla collinetta. Esse sono raggiungibili anche da un altro accesso: al Km 6,5 di via S. Andrea (bivio Matinella). Svoltare a sin., scendere per la strada asfaltata e imboccare la prima carraia di destra, che porta fin sotto le grotte minori. Altre stazioni preistoriche sono: la zona del Pantano, le cave Mastrodonato, in zona Salsello, e la grotta di Navarrino.
I Dolmen
Tipico monumento megalitico con funzione di sepolcro-altare, il dolmen (da una parola bretone che significa «tavola di pietra») si fa risalire all'età del bronzo (3000-1000 a.C.). Nella forma più semplice, è costituito da una grande lastra di pietra che poggia orizzontalmente su altre due verticali, conficcate nel suolo. La cella continua in un corridoio allo scoperto(dromos) alcuni metri. I dolmen sorgono in luoghi elevati e sono rivolti a E, donde l'ipotesi che le genti dolmeniche praticassero il culto del dio Sole. Se ne trovano sparsi in Europa, specie in Bretagna, nel Nord Africa, in Persia e in India. In Puglia se ne contano una ventina, tra cui i più grandi e suggestivi sono i dolmen di Bisceglie. Dolmen dei Paladini. Si percorre via S. Andrea fino al Km 9° (dopo le curve di S. Croce, all'altezza della masseria Cimadomo). Si prende il secondo viottolo in pendenza sulla destra (vicino al frantoio delle pietre) e si raggiunge una parete campestre. Procedere lungo questa a mano sinistra, per un centinaio di metri, scavalcare il muro di pietre ed ecco il monumento. E' un grosso dolmen: sui tre lastroni della cella poggia un'enorme lastra di copertura. E' privo del dromos, esistente al tempo della scoperta. Unico reperto fu un pezzo di piccolo vaso che doveva contenere materia colorante, usato nei riti funebri. E' lungo m 2,75. Dolmen di Albarosa. Su via Ruvo (passare il ponte dell'Autostrada al km 5), imboccare dopo circa 600 m una carreggiata sulla destra; al primo bivio svoltare a sinistra. Dopo m 150, incrocio a tre: prendere la carrareccia di mezzo (c'è un pozzo) e poi sempre diritto per 800 m circa (la stradina passerà su un muretto di pietra) fino a giungere a una capanna: alle cui spalle, a pochi metri, c'è il dolmen. Si tratta di un tipico tumulus-dolmen, cioè di una tomba megalitica posta in un cumulo di pietre, dove i primitivi solevano celare le tombe quando trasmigravano. E' formato da sette lastroni verticali, tutti costituenti le pareti del sepolcro. Vi si rinvennero una discreta quantità di ceramica lavorata, ossa umane, schegge di selci e 5 bollitoi di pietra calcarea di varia dimensione, lavorati da mano umana. E' posto a breve distanza dal dolmen della Chianca e si ritiene eretto dallo stesso popolo costruttore di quel dolmen. Nella zona s'incontrano una ventina di specchie, sparse nel terreno a breve distanza tra loro. Si tratta di misteriosi cumuli di pietre e terra in cui si celano probabilmente altri dolmen. In una specchia infatti fu scoperto il tumulus-dolmen di Albarosa.
Dolmen della Chianca - Torre di Gavetino. S'imbocca via S. Andrea fino al 4° km. All'incrocio, prendere a sinistra per la strada asfaltata e, dopo circa 1 km, fermarsi al quadrivio: a destra si raggiunge il dolmen (m 200); a sinistra, si va alla Torre di Gavetino (a 1 km circa). Il dolmen della Chianca è il più perfetto e noto tra i monumenti preistorici d'Italia e il più interessante d'Europa. Consta di una cella quadrangolare (alta al centro m 1,80) formata da lastroni verticali, due per le pareti laterali, una per quella di fondo: su di essi poggia orizzontalmente un quarto lastrone più grande che forma il tetto (lungo m. 3,85, largo m 2,40). La cella continua in un corridoio allo scoperto (dromos) lungo m 7,60, cinto da piccole lastre di pietre poste verticalmente. Nella cella si rinvennero ossa di animali in parte bruciate (avanzi di banchetti funebri) e frammenti di piccoli vasi, alcuni coltelli di pietra, scheletri di adulti e bambini alla rinfusa e due scheletri in posizione rannicchiata. Il monumento è orientato, come tutti gli altri dolmen, a E.. La sua scoperta è avvenuta nell'agosto del 1909, ad opera degli studiosi M. Gervasio, A. Mosso e F. Samarelli.
La Torre di Gavetino, ben conservata, è una torre militare di vedetta e risale probabilmente ad epoca sveva. E' visibile dal dolmen della Chianca.
Dolmen di Frisari. Per via Ruvo, dopo il ponte dell'Autostrada, s'imbocca il primo bivio sulla sin.. Si percorre la carraia per circa Km 2 fino al quadrivio: per il dolmen si gira a destra e, dopo m 100, lo s'incontra sulla destra, nella campagna, appena affiorante dal terreno. E' molto mutilo e ancora inesplorato. Prende il nome dalla vicina masseria Frisari.
Dolmen di Giano. Sito in zona Santeramo, al confine con l'agro tranese. Di esso rimaneva in piedi, fino a qualche anno fa, un lastrone verticale con intorno frammenti del lastrone di copertura. E' stata interamente distrutta la parte emergente dal suolo, per farvi una massicciata.
I Casali
I casali. Sono piccoli villaggi, costituiti da un casamento fortificato, un recinto murario, un cortile centrale e una chiesa con cimitero adiacente. Sorti nel primo Medioevo, fiorenti in epoca longobarda, saccheggiati più tardi dai Saraceni, furono abbandonati in parte verso l'XI secolo, all'epoca della immigrazione delle genti dell'agro nella città fortificata e cinta di mura dai Normanni.
A km 4, sulla via vecchia di Corato, sorge Pacciano. Si scorgono nel casale i resti della chiesetta romanica di Ognissanti a una cupola a botte, di varie fabbriche, del muro di cinta (in buono stato) e di un'altra chiesetta, detta di S. Angelo, a pianta rettangolare, sita a poco più di m 100. Il casale ebbe come protettore S. Giovanni Evangelista, il cui culto fu traslato nella chiesa di S. Adoeno nel 1074, all'epoca della fondazione della città murata ad opera dei Normanni.
Zappino. Per via Ruvo, passato il ponte dell'Autostrada, s'imbocca il primo bivio a sin.; si percorre la carraia per Km 2 circa fino a un quadrivio. A sin. si scende per il casale di Zappino (la strada ha un ponte che passa sull'Autostrada).
Il casale conserva ancora in buono stato la chiesetta medioevale e il recinto murario. Visibile da una finestra di un casamento, una torre di vedetta d'epoca posteriore. Nel casale si venera tuttora una Madonna del colorito bruno, apportatrice di piogge e salubrità ai campi, la cui festa cade la prima domenica dopo Pasqua.
S. Nicola. Il casale dista km 3 dal paese ed è raggiungibile percorrendo la Superstrada 16 bis, in direzione di Molfetta.
Dedicato al Santo di Bari, è il meglio conservato dei casali biscegliesi. Il portale di accesso è a sesto acuto, con fregi. Si conservano integri la cinta muraria, due robuste torri di vedetta e l'interno lunettato di una chiesetta romanica dedicata al Santo, con eleganti monofore all'esterno. A pochi metri di distanza, si eleva Torrelonga, originale costruzione cilindrica, probabilmente del '300, ben visibile sul ciglio della Superstrada 16 bis.
Giano. Nel casale si venerava il dio pagano. Nella zona sono stati trovati alcuni assi romani (conservati nel Museo Kircheriano di Roma). Qui sorge un tempietto di stile romanico, a una cupola, in buono stato, dall'interno perfetto nella fattura (analoga a quella della chiesa urbana di S. Margherita) a pianta rettangolare, abside semicircolare e cupola a pennacchi. L'edificio è in tutta pietra e pare sia stato eretto sulle rovine di un tempietto pagano. Soppresso il culto del dio Giano, divenne protettrice della zona S. Maria di Giano. Poco distante, sorge la chiesetta di S. Maria di Giano, di stile romanico, ma interamente rifatta nel '700.Il casale è a Km 4 e mezzo dal paese, lungo la via per Andria.
Sagina. Si percorre via S. Andrea fino al km 7° (inizio delle curve di S. Croce): s'imbocca la carraia a destra (bivio per Matinella). Dopo circa m 800, si svolta ancora a destra e, dopo un centinaio di metri, si prende sulla sin. un viottolo. La Torre del casale è in fondo al viale. Del casale avanza solo questa Torre, ancora in buono stato. Nei pressi, tra i ruderi di un antico oratorio costruito nella villa detta di Tecla, furono riesumati i resti dei tre Santi protettori della città, Mauro, Sergio e Pantaleone. Sui ruderi dell'oratorio, fu eretta nel 1708 la Cappella dei Santi, tuttora visibile e in buono stato.
Navarrino. S'imbocca la via per Ruvo. Superato il ponte dell'Autostrada, si percorrono altri 2 km prima di giungere all'incrocio con la strada Corato-Molfetta. Si gira a sin. e si percorrono 2 km circa fino a giungere a un altro incrocio. Si gira a destra, seguendo il segnale stradale che indica la via per Terlizzi. Si percorrono altri 2 km di una strada campestre, che presenta un paio di curve a gomito; un vialetto, a sin., ci porta, dopo pochi metri, davanti a Navarrino.
Nel casale, in buono stato di conservazione, nel luglio 1749 vennero impiccati, per ordine del re Carlo III di Borbone, tre briganti. La condanna fu eseguita all'aperto, alla presenza del popolo e di gente del circondario. Dopo l'esecuzione, i corpi dei briganti furono straziati ed esposti alla vista del pubblico. Vuole la tradizione che una vasca fu colmata dalle lacrime dei parenti degli uccisi, onde la zona venne detta «Pezza delle lacrime». Su una porta del casale, si legge ancora l'epigrafe che ricorda la dura condanna. Nel casale sono visibili due torri di stile spagnolo in buono stato di conservazione.
Prima di giungere al casale, a mano destra, s'incontra la grotta di Navarrino, dove si rinvennero reperti d'epoca preistorica.
La pedata dei Santi. Si percorre via S. Andrea fino al 4° km, all'altezza dell'incrocio per il dolmen della Chianca. Prendere a destra e, dopo m 150, svoltare a sinistra. Dopo qualche decina di metri, s'incontra la Cappella votiva. Essa fu eretta nel 1933 su un sasso che reca, come si crede, l'impronta di uno zoccolo di bue. La tradizione vuole che, mentre i resti dei Santi Patroni venivano trasportati su un carro dal casale di Sagina al paese, uno dei buoi, scivolato a causa della pioggia, incespicasse in un sasso, lasciando impressa l'impronta dello zoccolo. In tal modo, venne miracolosamente indicata la direzione da prendere per il trasporto dei Santi, che furono traslati a Bisceglie, invece che altrove.(*)
*Tra le più suggestive tradizioni popolari biscegliesi, ricordiamo: la Pedata dei Santi, sopra descritta, i «fami» del 7 dicembre e l'«Incontro» del Venerdì santo. Il giorno della Vigilia dell'Immacolata, ad ogni angolo di strada, si accendono dei falò, detti «fami», per riscaldare, secondo la credenza popolare, i panni del nascituro Gesù Bambino, che la Madonna aveva steso per farli asciugare ma che, a causa del gran freddo, erano rimasti ancora bagnati. Il Venerdì santo ha luogo, nei pressi del Calvario, il tradizionale e suggestivo «Incontro» tra le statue della Madonna e del Cristo con la croce. Quando le due statue s'incontrano, il volto della Madonna sfiora il volto insanguinato del Figlio, tra l'intensa commozione dei fedeli in processione, mentre la banda musicale intona «pezzi» di musica funebre.